Oct 17, 2017 Last Updated 12:08 PM, Oct 13, 2017

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FESTA A VICO 2016
29-30-31 MAGGIO
Istituto Nazionale Tumori Napoli
Fondazione G.Pascale
Struttura Complessa di Oncologia Chirurgica Colorettale
Direttore: Dott Paolo Delrio


Responsabile del progetto: Dott Ugo Pace
E
LILT
Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori sezione di Napoli
Presidente
Prof. Adolfo D’Errico Gallipoli


Il tumore colon retto


Il carcinoma del colon-retto è in assoluto il tumore a maggiore insorgenza nella popolazione italiana e l'incidenza di tale tumore nel corso della vita (fra 0 e 74 anni) è di un uomo ogni 11 e di una donna ogni 18. E purtroppo in Campania si muore di cancro molto di più che in altre regioni d’Italia. Per tale motivo oggi è sempre più stringente e sentito il bisogno di una prevenzione primaria che si basa sulla correzione dei fattori di rischio eliminabili. La prevenzione di maggior impatto è però quella secondaria che passa attraverso la rimozione delle lesioni precancerose (polipi) che possono precedere di anni lo sviluppo del tumore. La diagnosi precoce, ovvero l’identificazione di queste lesioni, o almeno la diagnosi precoce di cancro guaribile, possono avvenire in pazienti asintomatici (screening) attraverso diverse modalità. In Italia sono attivi programmi regionali di screening di popolazione che si basano sulla ricerca di sangue occulto nelle feci, ogni due anni, nei soggetti di età superiore a 50 anni. Attenzione particolare allo screening per il cancro colorettale dovrebbero avere i soggetti che hanno familiarità (parenti di primo grado) per questo tipo di tumore. La terapia di scelta è la chirurgia: sulla base della posizione del tumore si procederà con un intervento parziale o, nei casi più gravi, con la totale asportazione del tratto di colon interessato o del retto. Rispetto agli interventi demolitivi effettuati fino a non molti anni fa, la chirurgia del tumore del colon e soprattutto quella per il tumore del retto è sempre più conservativa. Oramai è sempre più raro il ricorso alla cosiddetta stomia (ovvero all’apertura dell’intestino sulla parete addominale con la creazione del cosiddetto ano artificiale, ovvero un’apertura che consenta di raccogliere le feci con appositi presidi). La chirurgia laparoscopica permette di eseguire questi interventi in modo oncologicamente corretto e grazie all’ingrandimento delle immagini e alla possibilità di raggiungere con la telecamera zone altrimenti poco visibili, rende la dissezione più precisa e meticolosa. La classica incisione mediana , che in alcune realtà ospedaliere ancora si estende dal pube allo sterno, viene sostituita da 3-4 incisioni di massimo 10 mm l’una e da un’incisione di pochi centimetri per l’estrazione del pezzo operatorio. Altri notevoli vantaggi sono una più rapida mobilizzazione, alimentazione precoce e dunque ridotta degenza ospedaliera. La deiscenza anastomotica resta la più temuta tra le complicanze precoci dopo chirurgia colorettale in quanto peggiora la prognosi a breve e lungo termine, oltre ad aumentare i tempi e i costi di degenza. Restano divergenze sulle cause possibili della complicanza anastomotica e numerosi trial non hanno riscontrato differenze significative di ordine tecnico tali da identificare un gold standard per prevenirle. L’incidenza delle deiscenze anastomotiche riportata in letteratura varia tra il 3 e il 21% e non si è sensibilmente modificata negli ultimi decenni e richiede nella maggioranza dei casi un reintervento chirurgico. A questo proposito l’escissione del mesoretto, ormai da tutti accettata come parte della tecnica standard nel trattamento chirurgico delle neoplasie rettali, comporta inevitabilmente l’esecuzione di anastomosi intestinali sempre più basse, aumentando di conseguenza il rischio di fistole anastomotiche. Il deficit di vascolarizzazione dell’anastomosi è considerata una delle principali cause di deiscenza anastomotica e si manifesta durante la degenza postoperatoria condizionante un reintervento chirurgico con confezionamento di una ileo o colostomia derivativa. Enorme è il disagio psicologico, fisico e sociale del paziente stomizzato oltre a un notevole aggravio dei costi per il Sistema Sanitario Nazionale. Nella chirurgia dei tumori avanzati del colon retto un’altra temibile complicanza è la lesione ureterale. Di fondamentale importanza è il riconoscimento della lesione durante l’intervento chirurgico, ripararla immediatamente così da evitare un ulteriore ricovero e un ulteriore intervento con le possibile sequele medico-legali. L’impiego routinario pre-operatorio di diagnostica per immagini, ultrasuoni, pielografia, TAC, MRI, non hanno mostrato una significativa riduzione delle lesioni ureterali né un rapporto costo/efficacia favorevole. Il tipo di diagnostica e quando richiederla dovrebbe essere stabilito caso per caso in base alla patologia addominale e al tipo di intervento che si ritiene di dover fare.

Per ridurre al massimo queste due temibili complicanze sopra descritte la nostra struttura vorrebbe acquistare una particolare strumentazione laparoscopica di seguito indicata (piattaforma AIM)

Si prega di cliccare sotto per scaricare la documentazione informativa allegata.

 

Ultima modifica il Martedì, 10 May 2016 10:28
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